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GLI EFFETTI DEL LOCKDOWN SULLA FAUNA SELVATICA, IL CONTRIBUTO DEL PARCO ADDA NORD ALLA RICERCA

Il lockdown in Italia ha provocato effetti positivi e negativi sulla fauna selvatica. Ha analizzato questo particolare aspetto legato alla diffusione del Covid-19 in Italia (la prima nazione europea “a chiudere” tra marzo e maggio) la rivista scientifica Biological Conservation con un articolo pubblicato di recente (che potete leggere qui) a cura di alcuni studiosi italiani, tra cui Raoul Manenti del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università degli Studi Milano. Lo stesso Manenti ha coinvolto anche 17 parchi nazionali e 37 parchi regionali tra Lombardia (tra cui anche il Parco Adda Nord) e Piemonte sottoponendo loro un questionario per capire come l’eventuale sospensione di progetti in corso per il contenimento e l’eradicazione delle specie aliene abbiano influito sulla loro espansione a danno della biodiversità. Sono stati inoltre analizzati 102 tra notizie di giornali online e post sui social collegati a 156 osservazioni di 73 diverse specie di fauna selvatica. Lo studio è stato supportato da dati ricavati “sul campo” dai monitoraggi di alcune specie di uccelli e mammiferi.

RISULTATI BUONI E… CATTIVI
Dall’analisi qualitativa sui social e sulla stampa specializzata online si deduce che il lockdown abbia favorito lo sfruttamento da parte della fauna selvatica di habitat nuovi (diversi da quelli soliti) specie in ambito urbano. Si è inoltre constatato un aumento delle attività quotidiane delle specie notturne, una maggiore riproduzione delle specie e, con il traffico notevolmente diminuito non solo un abbassamento dell’inquinamento ma anche una riduzione della mortalità dovuta a incidenti stradali (specie degli anfibi che si spostano per raggiungere i luoghi più adatti alla riproduzione). Un altro aspetto positivo collegato già citato ed emerso soprattutto dall’analisi quantitativa è il seguente: si è notato, durante il lockdown, un aumento della presenza di fauna selvatica in quei siti percepiti, in tempi normali, troppo pericolosi proprio per la presenza umana che generava, negli animali, paura e allontanamento.

I RESPONSI DEI PARCHI
Queste le domande proposte agli enti gestori.
1) Ci sono in corso o in programmazione azioni di eradicazione di fauna alloctona?
2) Tali attività hanno subito un arresto?
3) Tali attività hanno subito una dilazione?
4) Ritiene che questo possa avere conseguenze negative sul successo dell’intervento?
5) Ci sono in corso od in programmazione azioni a favore della fauna nativa?
6) Tali attività hanno subito un arresto?
7) Tali attività hanno subito una dilazione?
8) Ritiene che questo possa avere conseguenze negative sul successo dell’intervento?
L’obiettivo era capire come l’emergenza e le chiusure avessero influito sul controllo delle specie aliene e sulla conservazione di quelle locali.
Hanno risposto 26 parchi (sui 51 interpellati), nel 62% dei casi erano in corso azioni di eradicazione di specie aliene (vertebrati terrestri e di acqua dolce), il 75% (3 parchi su 4) segnala una interruzione, il 69% la necessità di ritardarle e il 44% teme il fallimento di queste proprio a causa del Covid. Ipotesi molto grave visto che il lockdown e l’improvvisa interruzione delle azioni di eradicazione ha coinciso con la fase riproduttiva di molte delle specie aliene oggetto degli interventi. Conseguenze? Un possibile aumento della loro popolazione.
Parallelamente sono state ridotte anche le azioni di conservazione della fauna nativa, in corso nel 69% delle aree protette interpellate. Nel 61% dei casi sono state interrotte, nel 72% si segnala un ritardo, il 61% teme alti rischi di fallimento.

COME HA RISPOSTO IL PARCO ADDA NORD?

Azioni di eradicazione di fauna alloctona in corso durante il lockdown

Azioni a favore della fauna nativa in corso durante il lockdown.

  • Progettazione interventi a favore dell’avifauna acquatica e tutela garzaie (per partecipazione a bandi regionali).
    Anche questa attività era in fase di progettazione, c’è stato solo un rallentamento iniziale, i progetti sono stati presentati nei tempi previsti e uno di essi ha già ottenuto il contributo regionale.
  • Progettazione interventi per miglioramento aree umide.
    L’intervento sarebbe dovuto partire a inizio settembre, ma a causa del rallentamento dell’iter amministrativo è stata richiesta e ottenuta una proroga di inizio lavori a fine 2020.
  • Intervento per la miglior gestione della Palude di Brivio.
    Il progetto prevedeva entro marzo, tra i vari interventi, anche la pulizia di un canale utilizzato dagli anfibi per la deposizione delle ovature. A causa del lockdown è stato possibile intervenire solo in parte. Per questo motivo alla domanda del questionario “Ritiene che questo possa avere conseguenze negative sul successo dell’intervento?” abbiamo risposto “Sì”.
  • Contenimento Elodea nuttallii nei laghi di Garlate e Olginate.
    In questo caso il lockdown e il ritardo sulla tabella di marcia dei lavori non ha causato problemi, anche perché la pianta infestante a marzo non era ancora presente. Si è così potuto perfezionare l’opera di contenimento anche nei mesi estivi.

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